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La stampa su tela con colori naturali ha origini molto antiche: già diffusa in tutta l’Europa nel VI sec. d. C., rimase in auge fino alla fine del sec. XVII nelle stamperie di Roma, capitale dello Stato Pontificio di cui Rimini faceva parte.
Il mutamento di gusto e le nuove tecnologie soppiantarono la stampa su tela, che in Romagna invece divenne un vanto dell'artigianato locale e la cultura tradizionale delle genti delle campagne seppe conservare sapientemente le tecniche antiche.



In passato la produzione dei filati e la tessitura venivano curate interamente dalle famiglie contadine, in un’economia autosufficiente piantavano i semi di lino o canapa, curavano la crescita delle piante, le raccoglievano, maceravano, cardavano, filavano a mano e tessevano in telai artigianali tramandati di madre in figlio.
Oggi la produzione delle tele segue altre strade, ma restano invariate le fasi di stampa per le quali si utilizzano:
stampi di legno di pero intagliati, colori naturali, il più tipico la ruggine, che si ottiene dall’ossido di ferro, il color mattone, il verde e il blu, farina e aceto.

Gli antichi stampi portano incisa la storia della decorazione di quattro secoli, patrimonio dell’arte decorativa della Romagna.



Una fase importante della produzione è la “manganatura”, cioè un tipo di stiratura che si ottiene pressando i tessuti con il mangano.
Il Mangano è una pressa primitiva, che risale al 1600.
La parola Mangano significa macchina che produce forza.
Il Mangano ebbe diverse applicazioni ed era già nota ai Romani, nel III° sec.a. C. il genio della meccanica Filone da Bisanzio ne creò uno.
Il Mangano del Medioevo invece venne utilizzato come marchingegno da guerra, Leonardo da Vinci nei suoi scritti ce ne dà una testimonianza.
Il Mangano di Santarcangelo è l’ultimo esemplare nel suo genere e tutt’ora funzionante.



Presso l’Antica tintoria Marchi di Santarcangelo è ancora funzionante un mangano settecentesco.
Con questa pressatura i tessuti diventano così lucidi, più resistenti, compatti e lisci. Inizialmente si realizzavano tovaglie decorate o coperte per buoi con simboli propiziatori, poi col tempo nella produzione si aggiunse: tende, coperte e oggetti vari per la casa.
Il colore più diffuso è la ruggine, mentre tra i motivi sono tipici: il gallo e il tralcio d’uva.
Nel vecchio catalogo di Marchi, miracolosamente salvato dalla Seconda Guerra Mondiale, molti sono i disegni del gusto rinnovato: agli inizi del Novecento seguì la fioritura del Liberty, la figura di Sant’Antonio, quindi San Michele Arcangelo.