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Guido Cagnacci, protagonista del ‘600, nacque il 13 Gennaio del 1601 a Santarcangelo di Romagna da famiglia benestante, che si trasferì a Rimini. Fin da piccolo dimostrò una grande predisposizione per la pittura, quindi appena fu in età di viaggiare e di rendersi indipendente si trasferì a Bologna dove visse con Leoni e imparò l’arte dei Carracci, esponenti dell’arte classicista. La sua pittura si arricchì dell’arte del Caravaggio e anche da spunti di Vouet. Ritornò a Rimini e in gran segreto, innamoratosi, fece una promessa alla vedova Contessa Teodora Stivi, ma scoperto e, poiché i matrimoni a quell’epoca di ceti diversi erano vietati, fu costretto a scappare rifugiandosi nella Chiesa di San Giovanni Battista, mentre la donna venne processata dalla congregazione dei vescovi e rinchiusa in convento. Nel 1640 di nuovo a Bologna conobbe l’ultimo Guido Reni, dal quale apprende l’eleganza e la pittura del Reni diede una svolta decisiva alla pittura di Cagnacci. Nel 1642 ritornò a Forlì, e non si sa per quale motivo vi rimase fino al 1645, poi nel 1646 andò a Cesena e nel 1647 a Faenza. Andò poi a Venezia, ma ovunque non trovava pace, era irrequieto le donne furono il filo conduttore della sua vita. Tra le produzioni "da chiesa": giovanile pala raffigurante "La Madonna col Bambino adorata dai Santi Sebastiano Rocco e Giacinto", dipinta tra il 1617 e il 1623, alla caravaggesca "Estasi di tre santi carmelitani", dipinta nel 1628 per la chiesa riminese di San Giovanni Battista e considerata il punto più alto della maturità di Guido, fino all'ultimo atto di Guido pittore di chiesa, le monumentali tele raffiguranti la "Gloria dei santi Mercuriale e Valeriano" dipinte tra il 1643 e il 1644 per il Duomo di Forlì. E poi ci sono le famose e fulgenti immagini di bellezza femminile, le tante Cleopatra, di Vienna e di Brera, Lucrezia e Maddalena, come quelle di Monaco e di Firenze mai esposte prima d'ora insieme. |
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