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Guido Cagnacci, protagonista del ‘600, nacque il 13 Gennaio del 1601 a Santarcangelo di Romagna da famiglia benestante, che si trasferì a Rimini.
Fin da piccolo dimostrò una grande predisposizione per la pittura, quindi appena fu in età di viaggiare e di rendersi indipendente si trasferì a Bologna dove visse con Leoni e imparò l’arte dei Carracci, esponenti dell’arte classicista.



Da Bologna decise di andare a Roma, città fiorente d’arte e soprattutto di pitture, dopo essere stato a casa per 1 anno dal 1621 al 1622. A Roma abitò in strada Paolina, oggi via del Babbuino, dividendo l’appartamento col Guercino, Croce e Gennai.

La sua pittura si arricchì dell’arte del Caravaggio e anche da spunti di Vouet. Ritornò a Rimini e in gran segreto, innamoratosi, fece una promessa alla vedova Contessa Teodora Stivi, ma scoperto e, poiché i matrimoni a quell’epoca di ceti diversi erano vietati, fu costretto a scappare rifugiandosi nella Chiesa di San Giovanni Battista, mentre la donna venne processata dalla congregazione dei vescovi e rinchiusa in convento.



Infatti il padre Matteo era banditore del Comune di Santarcangelo, conciapelli, e commerciante di pelli; mentre sua madre, Livia, di Cesena era figlia di un collega di Matteo, il cesenate Carlo Serra, banditore nel Comune di Rimini.

Nel 1640 di nuovo a Bologna conobbe l’ultimo Guido Reni, dal quale apprende l’eleganza e la pittura del Reni diede una svolta decisiva alla pittura di Cagnacci.

Nel 1642 ritornò a Forlì, e non si sa per quale motivo vi rimase fino al 1645, poi nel 1646 andò a Cesena e nel 1647 a Faenza. Andò poi a Venezia, ma ovunque non trovava pace, era irrequieto le donne furono il filo conduttore della sua vita.



Viaggiò, lavorò sotto falso nome: Ubaldo Canlassi, specializzandosi nel 1637 in ritratti di donne poco vestite come Lucrezia o Cleopatra, ma nel 1659 fu chiamato alla corte di Vienna da Leopoldo D’Asburgo, che gli commissionò molte pitture e un suo ritratto. Rimase a Vienna fino alla morte, che avvenne nel 1883.

Tra le produzioni "da chiesa": giovanile pala raffigurante "La Madonna col Bambino adorata dai Santi Sebastiano Rocco e Giacinto", dipinta tra il 1617 e il 1623, alla caravaggesca "Estasi di tre santi carmelitani", dipinta nel 1628 per la chiesa riminese di San Giovanni Battista e considerata il punto più alto della maturità di Guido, fino all'ultimo atto di Guido pittore di chiesa, le monumentali tele raffiguranti la "Gloria dei santi Mercuriale e Valeriano" dipinte tra il 1643 e il 1644 per il Duomo di Forlì.

E poi ci sono le famose e fulgenti immagini di bellezza femminile, le tante Cleopatra, di Vienna e di Brera, Lucrezia e Maddalena, come quelle di Monaco e di Firenze mai esposte prima d'ora insieme.