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Giustiniano Villa fu un grande personaggio, che dava alle Fiere di Santarcangelo un tono speciale, in dialetto romagnolo era chiamato “Vella”.
Il più eminente poeta dialettale scomparso, un cantastorie, che ha rappresentato con le sue Zirudele i problemi della vita, delle miserie e del forte carattere dei contadini romagnoli, questo cantore manca oggi nelle Fiere di Santarcangelo.
Giustiniano Villa, il ciabattino, nacque nel 1824 a San Clemente, paese dell’entroterra Riminese in una splendida posizione, storicamente appartenuto ai Malatesta e il cui nome è dato da Clemente vescovo di Roma dall’88 al ’97.



Durante le Fiere di Santarcangelo, una voce faringea indicava alla folla assiepata che aspettava l’arrivo sulla Piazza Garganelli di “Vella” , era più tozzo che piccolo. vestito di tutto punto, berretto e baffi folti e spioventi, per farsi ben udire saliva sopra una sedia alla quale legava un bastone sorreggente un numero della “Rana” o del “Rugantino” o l’effige di Dante tutta in rosso; dopodichè era pronto a dilettare il pubblico che esclamava:

“oh, ech Vella, adess as gudémm !”

I temi dei suoi dialoghi trattavano sempre il rapporto fra “padrone e contadino; consigli ai Regnanti, a uomini di governo, a partiti politici, a possidenti diseredati, a sposi, a scapoli, a zitelle.
Questo piaceva al popolo, che si riconosceva in certi personaggi o vicissitudini.



Oggi il ricordo dell’opere ed del personaggio di questo cantore Giustiniano Villa, è ancora talmente vivo, che è stato creato un “Concorso di poesia dialettale Giustiniano Villa”, per permettere ai giovani di esprimersi nella forma più genuina della propria terra.



Ma l'attenzione verso Giustiniano Villa si è accentuata ancor più, quando nel 1962, sono state pubblicate tutte le sue poesie assieme a Luigi Pasquini, un altro grande poeta. Entrambi due scrittori molto diversi per le loro idee, ma uniti da un uguale interesse culturale ed umano nello studiare e riproporre un mondo definitivamente scomparso, che però rivive nella dignità del dialetto, in cui con ironia e vivacemente è testimoniato il mondo contadino, o ritratto da quelle Zirudele.