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Gian Vincenzo Antonio Garganelli a 17 anni entrò nei Francescani, si laureò in Filosofia e Teologia, come reggente del collegio di S. Bonaventura
si conquistò la stima di Papa Benedetto XIV, che lo nominò consigliere del’Inquisizione. Ricevette la porpora cardinalizia sotto Papa Clemente XIII, ma essendo contrario alla linea politica del papa, cadde in disgrazia e perse ogni influenza a corte. Alla morte di Clemente XIII, seguì il Conclave più contrastato nei due secoli di storia. Questa lotta interna per scegliere un papa durò 3 mesi, infine al 19 Maggio 1769 fu scelto Garganelli, non tanto perchè nemico dichiarato dei Gesuiti, ma perché era il meno inviso alle varie frazioni contrapposte. Garganelli, col nome di Clemente XIV, si trovò a fronteggiare una situazione difficilissima: Il Portogallo lottava per l’avvento del Patriarcato, La Francia manteneva il controllo rigido e ferreo sulla sede di Avignone, Il Regno di Napoli a sua volta controllava la sede di Pontecorvo e Benevento, La Spagna mostrava un atteggiamento ostile al Papato, Parma era in aperta sfida, Venezia era forse quella più aggressiva, La Polonia voleva imporre delle limitazioni ai tradizionali diritti del Papa. Clemente XIV (Garganelli) per evitare che i contrasti si acuissero assunse un atteggiamento verso tutte queste potenze più conciliante quindi: sospese “la bolla In Coena Domini”, nella quale si metteva in discussione la legittimità delle autorità civili su quelle religiosi; ristabilì i rapporti col Portogallo, abolì la vigilanza su Parma, benché avesse temporeggiato e chiesto aiuto a Maria Teresa d’Austria, dovette emettere, volente o nolente, il 21 Luglio 1773 l’edito “Dominus ac Redemptor” con cui veniva sciolto l’ordine dei Gesuiti, decisione voluta da tutte le grandi potenze. Le classi dominanti videro nella soppressione dell’ordine dei Gesuiti una vittoria della ragione, mentre non fu altro che una vittoria dell’Illuminismo e dell’Assolutismo sul Papato. A questo punto Clemente ricevette un segno di soddisfazione dalle potenze, che restituirono alla Santa Sede: Benevento, Pontecorvo ed Avignone. La soppressione dell'ordine dei Gesuiti caratterizzò profondamente il pontificato di Clemente, tanto da mettere in ombra i suoi pur meritori tentativi: rese pubblico con le “Lettere Encicliche Decet Quam Maxime” la corruzione dei “cherici” e le disposizioni per rimediare l’amministrazione delle parrocchie. ridusse il carico fiscale dei sudditi e cercò di riformare la pubblica amministrazione dello Stato Pontificio, nonché il suo atteggiamento favorevole allo sviluppo delle arti liberali e alla diffusione della cultura, di cui il museo Pio-Clementino rimane a perenne testimonianza. Clemente XIV fu oggetto di giudizi tanto contrastanti da creare due fazioni: gli ammiratori gli attribuirono le migliori qualità e lo benedissero come strumento inviato dalla divina provvidenza per ristabilire la pace nella Chiesa. I detrattori lo accusarono di ingratitudine, codardia e doppiogiochismo. Fu sepolto in San Pietro, ma nel 1802 i suoi resti mortali furono traslati nella Chiesa Francescana di Santi Apostoli, dove dal Canova gli fu eretto un monumento funebre. Il nome Clemente non fu più scelto da nessun altro Papa dopo di lui. |
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