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Gioacchino Volpe, uno storico innovatore del Novecento, nacque a Paganica nel 1876, si trasferì ad Aquilea e poi a Santarcangelo di Romagna con la famiglia.
Nel 1895 si iscrisse all’Università di Pisa, fu allievo di Crivellucci e pubblicò sulla rivista “Studi storici” i primi lavori dedicarti alla storia di Pisa medievale.
Dal 1924 al 1940 si fermò a Roma, fece parte della Prima Guerra Mondiale ricevendo una medaglia d’argento al valore.
Di idee nazionaliste e monarchiche, si avvicinò al Fascismo entrando a far parte del Parlamento dal ‘24 al ’29, poi si iscrisse nel ‘ 25 al “Manifesto degli intellettuali fascisti”.



Aiutò col passaporto ex allievi: Nello Rosselli e alcuni suoi amici.
Per questa cosa, il grande intellettuale, fu osteggiato fortemente nel dopoguerra.
Diresse fino al 1943 la scuola di storia moderna e contemporanea, fu direttore della sezione di Storia medievale e moderna della Enciclopedia Italiana, segretario generale dell’Accademia d’Italia e dell’Accademia dei Licei.



Il suo «realismo storiografico» emerse nelle ricerche sull'età medievale (Movimenti religiosi e sette ereticali nella società medievale italiana, 1907; Medio Evo italiano, 1923; Medio Evo, 1926), da cui Volpe trasse spunti fondamentali per i suoi studi successivi sul Risorgimento italiano e l'Italia liberale, con aperture di metodo che sottolineavano gli aspetti creativi dell'esperienza umana (L'Italia in cammino, 1927; Italia moderna. 1815-1915, tre tomi, 1943-'52).
Dopo la Liberazione venne allontanato, e Volpe si dedicò agli studi storici.



Giocchino Volpe non ebbe mai a che fare con il fascismo corrotto, né con l’antisemitismo dei razzisti. Per i suoi meriti scientifici Umberto II (dall'esilio) lo insignì dell'Ordine civile di Savoia, la più alta onorificenza sabauda, successivamente il Sovrano gli attribuì anche il titolo nobiliare di conte. Il figlio primogenito Giovanni fu un noto editore.