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Sulla via Ostiense, sorge la basilica San Paolo Fuori le Mura, la più bella fra le Chiese a Roma. Fino dai secoli delle persecuzioni, nel luogo ove fu deposto l'Apostolo delle genti, si ergeva un piccolo edifizio simile a quello che sorgeva sulla tomba di S. Pietro in Vaticano e che il pretore, tribuno e settemviro degli epuloni definì: i trofei degli Apostoli.
Questo edifizio rappresentava la forma sepolcrale detta dagli antichi cella memoriae e quindi per la religiosità dei sepolcri erano immuni da ogni violazione.
Solamente con la promulgazione di Costantino le due celle memoriae degli apostoli vennero trasformate in amplissime basiliche.

In un sarcofagp marmoreo racchiuse il corpo di s. Paolo e su questo si legge ancora l' epigrafe costantiniana: Fecit basilicam s. Paulo apostolo cuius corpus recondidit in arca et conclusit sicut s. Petri.

















Verso la fine del IV sec., da iscrizione del mosaico dell’arco trionfale, gli augusti Valentiniano II, Teodosio ed Arcadio si accinsero a rendere più ampia la basilica dell' apostolo ed a riedificarla di pianta.

La basilica ostiense dopo la morte di Valentiniano nel 392, fu proseguita sotto Teodosio, Arcadio ed Onorio la terminò. Sotto Leone I, dal 440 al 461, la restaurò e decorò Placidia, che l'adornò con pitture, rifece i tetti, i bagni adiacenti secondo il costume delle antiche basiliche, i sedili, le finestre, il pavimento, ed eziandio i cardini delle porte che munì di chiavi; inoltre riadattò ciò che ivi si chiama INTROITVS AD MARTYRES, condusse l' acqua, fece cancelli, mense ai sepolcri dei martiri, ecc. Su due frammenti affissi oggi alle pareti degli ambulacri del monastero c’è l'iscrizione è un prezioso registro o meglio inventario dei lavori fatti nel secolo VI alla Basilica e a tutte le sue varie parti.



La Basilica di San Paolo Fuori le Mura” appartiene a una delle meraviglie del mondo, fu distrutta da un incendio nel 1823. Venne ricostruita nel 1854 sulle stesse fondamenta da Pio IX secondo l’antico disegno.
Il grandioso quadriportico, composto da 150 colonne con al centro la maestosa statua di San Paolo, rispecchia in tutto e per tutto la tipica basilica romana.



La facciata in mosaico, è tutto uno sfolgorio di oro, di colori, di luce. Nel portico, tra le altre, la porta di bronzo di Antonio Maraini terminata nel 1930.
L’interno della Basilica, a cinque navate, è di un effetto grandioso e suggestivo: l’occhio si perde in interminabili file di colonne sulle quali cade una mistica luce proveniente dalla doppia fila di finestre.
In alto il sontuoso soffitto bianco e oro di stile rinascimentale, in basso il pavimento dai mille riflessi e giù sotto l’arco trionfale, il Baldacchino cui fa da sfondo l’oro del mosaico absidale.

Nel’interno della facciata, oltre le due che sorreggono il cornicione, sono le quattro colonne di alabastro che sorreggono l’enorme Baldacchino del Poletti, che ricopriva il ciborio di Aenolfo di Cambio. Il mosaico dell’arco trionfale è del V secolo ordinato da Galla Placidia.
Oltre alla facciata in via Ostiense anche il Campanile è del Poletti 1850.
Tra le finestre e le colonne, una lunga teoria di medaglioni a mosaico raffiguranti la serie interrotta dei Papi da San Pietro a Giovanni Paolo II.

Come la Basilica Vaticana, anche la Basilica in via Ostiense subì nel periodo delle invasioni degli Arabi la stessa sorte, ed i Saraceni vi depredarono tesori meravigliosi ai giorni di Benedetto III e di Leone IV.